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Ciclone Sarkozy: prepara un'alleanza per il gas sahariano

Da Il Foglio, 7 luglio 2007

La Francia e l’Algeria tornano assieme nel nome del gas. Secondo voci sempre più insistenti, il presidente Nicolas Sarkozy starebbe premendo per un’alleanza tra il monopolista francese Gaz de France (Gdf) e quello algerino Sonatrach, che potrebbe andare da forme di partnership commerciali o industriali a un ingresso di Sonatrach nel capitale di Gdf (che oggi è all’80 per cento del governo di Parigi). Obiettivo della trattativa, in questa fase, sarebbe elaborare una possibile piattaforma d’intesa, di cui Sarkozy discuterebbe col presidente algerino Abdelaziz Bouteflika in una tappa del suo viaggio nordafricano per promuovere l’Unione mediterranea.

L’intensificazione dei rapporti con gli algerini risponde a diverse esigenze. La prima è quella di garantire alla Francia una più solida sicurezza degli approvvigionamenti, tema particolarmente sentito in un paese che vede nell’energia un settore strategico. Il gas non è, in Francia, importante come in Italia, perché è quasi assente nella generazione elettrica (per i francesi elettricità è sinonimo di nucleare). Ciò nonostante, il fabbisogno, in aumento, è di quasi 48 miliardi di metri cubi. Il mix di importazione per ora è abbastanza bilanciato – 13 miliardi di metri cubi arrivano dalla Norvegia, 10 dalla Russia, 9 dall’Olanda, 7 dall’Algeria, il resto da altri produttori – ma accrescere la dipendenza dall’estero urta la sensibilità francese. Il ragionamento di Sarko è: dovendolo fare, meglio puntare su un paese che ha tradizionalmente legami forti con la Francia e, possibilmente, ritagliarsi un ruolo nel processo. Tanto più che Gdf dovrà ridurre la sua quota di mercato (oggi del 79 per cento) sia per la liberalizzazione del mercato domestico, sia perché le pressioni in questo senso da Bruxelles si fanno sempre più pesanti. L’operazione è conveniente anche per gli algerini, che hanno fatto una scelta di relativa apertura alle compagnie straniere, per poter sfruttare meglio le risorse di cui dispongono. I francesi sono già ben piazzati con Total, che però non è controllata dal governo. Dal punto di vista di Algeri, poi, stringere i collegamenti con la Francia vuol dire anche guadagnare spazio su un mercato robusto, liquido e in crescita.

Se quindi ci sono buone probabilità di arrivare a un accordo, non si tratta però di una prospettiva di breve termine – anzi, quando la voce aveva iniziato a circolare, Sonatrach l’aveva smentita (Gdf non aveva commentato). Inoltre, ed è importante, gli osservatori ritengono che l’intesa non sarebbe di ostacolo alla fusione tra Gdf e Suez, un’operazione che peraltro sta subendo ritardi per le difficoltà nella determinazione del concambio. Il fatto è che Gdf capitalizza circa 37,5 miliardi di euro, Suez 54,5: ed è scontro tra le parti in campo sul modo per raggiungere il pareggio e, contemporaneamente, mantenere la quota governativa del nuovo gruppo al di sopra del 34 per cento, livello minimo concesso dalla legge. Il rebus deve trovare una soluzione, perché i mercati cominciano a spazientirsi (si dice che la tedesca E.On stia seguendo la vicenda con rapace attenzione). Intanto, un altro sogno proibito ha cominciato a materializzarsi. Pierre Gadonneix, capo del monopolista elettrico Edf, ha ventilato, pour parler, un megamerger tra la sua azienda e Gdf-Suez. Un’operazione del genere dovrebbe superare una montagna di ostacoli (difficilmente la Commissione europea starebbe con le mani in mano) ma il mostro che si staglia all’orizzonte è una tentazione bella e terribile, come l’Anello per Frodo: Edf-Gdf-Suez-Sonatrach.

Pubblicato il 7/7/2007 alle 15.21 nella rubrica Diario.

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