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L'era del petrolio

Da Il Foglio, 30 giugno 2007

Raccontare la storia del mondo attraverso il petrolio: è l’ambiziosa scommessa di Leonardo Maugeri, direttore Strategie e sviluppo dell’Eni. Nel suo “L’era del petrolio. Mitologia, storia e futuro della più controversa risorsa del mondo”, comparso per la prima volta in edizione americana per i tipi di Praeger l’anno scorso, egli dimostra come sia stato l’oro nero ad alimentare lo straordinario sviluppo dell’ultimo secolo. L’autore fa vedere, anzitutto, che la ciclicità delle quotazioni del barile dipende da un andamento che si ripete nel tempo: quando i prezzi sono bassi, le imprese investono poco, e ciò riduce l’eccesso di offe4rta fino a determinare una fase di scarsità quando la domanda cresce. Ciò “non ha nulla a che fare con la scarsità fisica del petrolio, piuttosto con la prudenza finanziaria [delle compagnie] e con l’impossibilità di accedere alle riserve più vaste del mondo”, gelosamente custodite dai paesi produttori. Infatti, “pochi rammentano che le riserve virtualmente accessibili alle compagnie internazionali sono meno del 25 per cento del totale... Dagli anni Ottanta, i gruppi petroliferi privati ne controllano non più dell’8 per cento. Al tempo stesso, le nuove frontiere dell’esplorazione e dello sviluppo petrolifero rappresentano una sfida ambientale e tecnologica, e soprattutto costano”. Il che è evidentemente un problema quando i margini delle imprese sono ridotti: per questo il rincaro a cui si è assistito a partire dal cambio di millennio è figlio legittimo del “cheap oil” del decennio precedente. Naturalmente, la carenza di investimenti non determina di per sé la crisi, semplicemente fa sì che una serie di coincidenze sfortunate – magari singolarmente prevedibili – possa innescare una rapida involuzione. Così, negli anni precedenti alla più recente impennata dei prezzi è successo di tutto: la rapida crescita della domanda cinese, indiana e americana; i timori di nuovi attacchi terroristici, in particolare ai pozzi e alle altre infrastrutture, che vengono scontati nei prezzi; il collo di bottiglia nella fase della raffinazione, dovuto anche ma non solo all’inasprimento degli standard ambientali. Per Maugeri, “tutto questo ha spinto all’insù la domanda di greggi di elevata qualità, gonfiandone i prezzi rispetto a quelli degli oli pesanti e ad alto tenore di zolfo. Come risultato, mentre il Brent e il Wti scavalcavano la barriera dei sessanta dollari, circa il 50-60 per cento delle risorse disponibili restavano indietro”. In parte, grazie agli investimenti innescati dai grassi profitti e al rallentamento della domanda, molti di questi problemi sembrano essere, se non risolti, almeno tamponati. Eppure, la storia non finisce qui, e per quanto la comprensione del passato possa essere utile a diradare le nebbie, il futuro del petrolio è destinato a restare imperscrutabile.

Pubblicato il 30/6/2007 alle 16.19 nella rubrica Diario.

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