.
Annunci online

  happytrails [ La Via prosegue senza fine ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo



cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


13 maggio 2006

Dalla parte di Lee

Da Il Foglio, 13 maggio 2006

Se la sconfitta ha un fascino, il Generale Lee – il comandante che condusse le truppe sudiste a sfiorare la vittoria – lo incarna fino in fondo. Ed è alla poesia di una causa persa, ma giusta, che Alberto Pasolini Zanelli dedica l’ultima sua fatica, “Dalla parte di Lee”, una cavalcata attraverso le tappe della Guerra di secessione americana. La sua è una lettura revisionista: non liquida con l’etichetta infame dello schiavismo le ragioni dei 13 Stati che dichiararono l’indipendenza da Washington.

Pasolini segue il conflitto battaglia dopo battaglia, colpo di scena dopo colpo di scena. Il destino era in qualche maniera scritto: la bandiera Dixie doveva infine essere ammainata. Con essa, un luogo e un tempo scivolavano lentamente sui libri di storia, sparivano dal qui e ora. E’ vero, la schiavitù era per il Sud la “peculiare istituzione”. Ma la guerra aveva poco a che fare con la schiavitù: lo stesso Lincoln, insediandosi alla Casa Bianca, aveva ammesso che “non ho il diritto legale di abolirla negli Stati in cui esiste, né ho il desiderio di farlo”. Il terreno dello scontro era un altro, più profondo, e riguardava la natura, quindi il futuro, del vincolo che legava le ex colonie in una Federazione. O, meglio, riguardava il fine dell’Unione e la fonte della sua legittimazione: in ultima analisi, il diritto di prendere decisioni apparteneva agli Stati o al governo federale? Il governo federale era un mandatario degli Stati, oppure era il vertice della piramide americana? Chi la pensava in un modo, era portato a schierarsi col presidente Jefferson Davis e barricarsi a Richmond; gli altri, stavano a Washington con Lincoln.

La storia non va mai per il sottile: non dice chi ha ragione, dice chi ha vinto. L’apparato industriale e militare del Nord era più forte, i suoi comandanti più crudeli e determinati e meno cavallereschi. Una contraddizione esemplificata dall’incontro dell’Appomattox Court House che sancì la resa: Lee “si era messo in alta uniforme, la giubba perfettamente stirata, cinta al fianco la spada di gala. Sembrava il ritratto perfetto dell’aristocratico del Sud, l’immagine stessa di un mondo che, quel giorno, tramontava. L’uomo del mondo nuovo, Grant, arrivò coperto di polvere, con gli stivali infangati e una divisa da soldato semplice sulla quale solo le spalline stavano a indicare il grado”. Finita quella che fu la prima guerra moderna, cominciava il nuovo corso: la Costituzione rimaneva la stessa, il senso ne era cambiato. L’America del giorno dopo era un’altra America.

Eppure quel 9 aprile 1865 non è, nella storia americana, un giorno di festa. E’ il giorno in cui “morivano una nazione, un costume, un universo che s’era disperatamente difeso contro la forza e contro il tempo. E cominciava a morire Robert Lee”.




permalink | inviato da il 13/5/2006 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa

sfoglia     aprile        giugno





Libertà è dovunque vive un uomo che si sente libero
. Libertà significa coscienza della propria personalità e dei propri doveri: ciò non può piacere al vile che ha il terrore d’assumersi delle responsabilità e di agire in modo consono alla propria personalità. Libertà significa lotta, fede, sacrifici, fatica, studio, lavoro illuminato dall’intelligenza e da un fine: ciò non può piacere all’inetto. Libertà significa rispetto di sé, degli altri e delle leggi basilari che regolano il vivere secondo Dio e secondo la civiltà. Ciò non può piacere al vile che desidera soltanto sottrarsi al dominio della sua coscienza personale per adeguarsi alla coscienza collettiva. Amerai il prossimo tuo come te stesso: se questa è la regola, è dovere di ognuno amare se stesso. Non si deve disprezzare il dono meraviglioso che Dio ci ha dato: Egli ci ha dato una personalità e una coscienza alle quali non dovremo rinunciare. Sul letto di morte, ci troveremo soli a rispondere a Dio delle nostre azioni.