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1 febbraio 2006

Difendere ciò che si ha per difendere ciò che si è. L'esempio americano

di Carlo Stagnaro

da Il Foglio, 31 gennaio 2006

L’approvazione della nuova legge sulla legittima difesa ha scatenato, a sinistra, una quasi unanime levata di scudi. Francesco Merlo ha invece scritto sulla Repubblica: difendersi non è di destra.

Ecco, che difendersi sia bipartisan è un’idea molto americana. Perché negli Stati Uniti il fatto che ogni cittadino, dal ricco allo sfigato, abbia un incomprimibile diritto a proteggersi dall’aggressione, anche ricorrendo alle armi, è parte del dna nazionale. E’ vero che i Democratici tendono a dare un’interpretazione restrittiva del Secondo Emendamento – che cristallizza nella Costituzione il right to keep and bear arms – mentre i Repubblicani ne sono i gelosi custodi. Però anche i critici cercano appunto di ostacolare la libertà di girare armati o il possesso di armi d’assalto; raramente bersaglio delle critiche è la possibilità della persona aggredita di reagire all’offesa, premendo il grilletto se del caso. Il vecchio slogan “God created man, Samuel Colt made them equal” pochi lo mettono in discussione. Del resto, il revolver modello 1873, quello del cowboy, si chiamava Peacemaker, il pacificatore.

Ridurre però la questione al mito della Frontiera sarebbe riduttivo e sbagliato. Perché il feeling degli americani con la sputafuoco è molto più profondo, è intrecciato con la genesi stessa delle loro istituzioni. Per capire la più strana delle stranezze americane (ma anche la prima delle loro libertà, secondo l’espressione di Charlton Heston, presidente della National Rifle Association) bisogna tornare con la mente al clima pre-rivoluzionario. Nella seconda metà del diciottesimo secolo, la monarchia inglese stava dando giri di vite alle colonie americane. Le tasse aumentavano e la legislazione si faceva più opprimente. Pure crescevano i segnali di insofferenza da parte dei coloni.

Le riflessioni degli intellettuali facevano breccia nell’immaginario collettivo: all’esercito stanziale veniva contrapposto il popolo in armi organizzato in milizie volontarie. Che era come dire: gli inglesi ci calpestano, sbarazziamocene: possiamo farne a meno. Nel 1774 George Mason e George Washington organizzarono in Virginia la Fairfax County Militia Association, spiegando che essa era necessaria “per proteggere le nostre antiche leggi e libertà”. Il Comitato della New Castle County (Delaware) approvò una risoluzione nella quale si affermava che “una ben organizzata milizia, composta da signori, liberi proprietari e altri uomini liberi rappresenta la naturale forza e la stabile certezza di un governo libero”. La Convenzione provinciale del Maryland prese una misura analoga, aggiungendo che la milizia “ci eviterà di essere tassati per questo [per la difesa] e renderà inutile mantenere in questa provincia un esercito stanziale (sempre pericoloso per la libertà)”.

Nel 1774-75, così, si susseguirono anche i tentativi degli emissari di Giorgio III di disarmare gli americani. Samuel Adams ammoniva che “è sempre pericoloso per le libertà del popolo avere tra di noi un esercito in armi, sul quale non abbiamo alcun controllo. Una milizia invece è composta da cittadini liberi. Non c’è quindi alcun rischio che essi facciano un cattivo uso del proprio potere per distruggere i loro stessi diritti”. Nella sua orazione alla convenzione della Virginia, Patrick Henry andava giù duro: “tre milioni di persone, armate per la sacra causa della libertà, sono invincibili contro qualunque forza che i nostri nemici ci possano inviare contro”.

La Dichiarazione della Pennsylvania del 1776 affermava che “il popolo ha il diritto di portare armi per la difesa propria e del proprio stato”. La Dichiarazione dei Diritti della North Carolina diceva che “il popolo ha il diritto di portare armi”. Espressioni simili si trovano nella Dichiarazione dei Diritti del Vermont e del Massachusetts, del Maryland e del New Hampshire. Ultima ma non meno importante, la Dichiarazione di Indipendenza (scritta in larga misura da Thomas Jefferson), accusa Giorgio III di aver “mantenuto fra di noi, in tempo di pace, eserciti permanenti senza il consenso dei nostri corpi legislativi. Egli ha reso il potere militare indipendente dal potere civile e ad esso superiore”.

Dopo il fatidico 4 luglio 1776, la guerra e la vittoria, i tredici Stati rimasero legati per poco più di un decennio dai cosiddetti Articoli di Confederazione. Sebbene il dibattito attorno alla stesura di una Costituzione più articolata fosse infuocato, nessuno metteva in discussione il diritto dei cittadini a essere armati. La Costituzione fu approvata il 17 settembre 1787. Due anni dopo, il 25 settembre 1789, alla Carta veniva aggiunto un pacchetto di dieci emendamenti, il Bill of Rights, che scolpiva i diritti fondamentali dei cittadini americani. Il primo era la libertà di parola; subito dopo si leggeva: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno stato libero una ben organizzata milizia, non si potrà violare il diritto dei cittadini di detenere e portare armi”. E lo si legge ancora, perché il secondo emendamento è sempre lì.

Si diceva: la questione della legittima difesa, oltreoceano, non è roba di destra o di sinistra. E’ che se sei americano ti ritieni titolare di alcuni diritti, come la vita, la libertà e la proprietà, e quindi implicitamente rivendichi la possibilità di proteggerli e possedere e usare i mezzi per farlo. E’ che, come disse Ronald Reagan, “la nostra nazione è stata costruita e resa civile da uomini e donne che avevano le armi per difendersi e per perseguire la pace”.




permalink | inviato da il 1/2/2006 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

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Libertà è dovunque vive un uomo che si sente libero
. Libertà significa coscienza della propria personalità e dei propri doveri: ciò non può piacere al vile che ha il terrore d’assumersi delle responsabilità e di agire in modo consono alla propria personalità. Libertà significa lotta, fede, sacrifici, fatica, studio, lavoro illuminato dall’intelligenza e da un fine: ciò non può piacere all’inetto. Libertà significa rispetto di sé, degli altri e delle leggi basilari che regolano il vivere secondo Dio e secondo la civiltà. Ciò non può piacere al vile che desidera soltanto sottrarsi al dominio della sua coscienza personale per adeguarsi alla coscienza collettiva. Amerai il prossimo tuo come te stesso: se questa è la regola, è dovere di ognuno amare se stesso. Non si deve disprezzare il dono meraviglioso che Dio ci ha dato: Egli ci ha dato una personalità e una coscienza alle quali non dovremo rinunciare. Sul letto di morte, ci troveremo soli a rispondere a Dio delle nostre azioni.