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1 settembre 2005

Energia, clima, petrolio e Katrina

Ci sono sciacalli e sciacalli e sciacalli. Mentre Katrina si lascia alle spalle una scia di lutti e distruzione, vi è chi non perde una buona occasione per star zitto. In prima fila, Bob Kennedy, Roberto Della Seta, e Jurgen Trittin, secondo cui l'uragano sarebbe conseguenza del rifiuto dell'amministrazione repubblicana di ratificare il protocollo di Kyoto. Su questa sciocchezza scientifica non vale la pena perdere tempo. Piuttosto vale la pena chiedersi perché le disgrazie attirino tanta ideologia, invece di spingere a rimboccarsi le maniche. Che poi è quel che ha fatto il presidente Bush, sbloccando le riserve strategiche e rilassando temporaneamente gli standard ambientali in modo da consentire la raffinazione di una più vasta gamma di greggi. Tale provvedimento era semplicemente indispensabile, specie data la congiuntura sfavorevole dei mercati petroliferi, aggravata anche dalle tensioni internazionali.

Del resto che Kyoto non sia la soluzione è ovvio: i limiti insiti nel trattato sono di per sé evidenti. Il vero punto per ripartire è la crescita economica: l'unica arma in grado di minimizzare i danni umani e materiali (credeteci o no, gli uragani ne fanno sempre meno) è la creazione di ricchezza. Per inciso, ciò vale anche per la battaglia contro l'inquinamento. La questione degli incentivi allo sviluppo solleva anche il problema di alcune recenti decisioni delle corti americane, che aumentano il country risk americano facendo lievitare le spese legali delle imprese. La litigation è una grande alternativa alla regulation, anche perché è più flessibile e insiste su casi reali anziché astratti, ma se non si pone un freno rischia di diventare solo l'ennesimo strumento di parassitismo. Un eccesso di parassiti finisce per uccidere l'organismo ospite, e questo non è nell'interesse di nessuno.




permalink | inviato da il 1/9/2005 alle 11:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa

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Libertà è dovunque vive un uomo che si sente libero
. Libertà significa coscienza della propria personalità e dei propri doveri: ciò non può piacere al vile che ha il terrore d’assumersi delle responsabilità e di agire in modo consono alla propria personalità. Libertà significa lotta, fede, sacrifici, fatica, studio, lavoro illuminato dall’intelligenza e da un fine: ciò non può piacere all’inetto. Libertà significa rispetto di sé, degli altri e delle leggi basilari che regolano il vivere secondo Dio e secondo la civiltà. Ciò non può piacere al vile che desidera soltanto sottrarsi al dominio della sua coscienza personale per adeguarsi alla coscienza collettiva. Amerai il prossimo tuo come te stesso: se questa è la regola, è dovere di ognuno amare se stesso. Non si deve disprezzare il dono meraviglioso che Dio ci ha dato: Egli ci ha dato una personalità e una coscienza alle quali non dovremo rinunciare. Sul letto di morte, ci troveremo soli a rispondere a Dio delle nostre azioni.