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6 luglio 2007

Botte da Ortis per Eni ed Edison

Da Il Foglio, 6 luglio 2007

Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, nella relazione annuale tenuta ieri ha sferrato un violento attacco contro l’Eni. Ortis ha lamentato i ritardi del nostro paese nella separazione proprietaria di Snam Rete Gas e Stogit (le due società che gestiscono la distribuzione e gli stoccaggi di gas) dall’Eni, la cui difesa è invece per Paolo Scaroni una sorta di linea del Piave. Per Ortis l’integrazione europea nel settore energetico è in ritardo. Oltre a un affondo all’incapacità europea di sviluppare una “single voice” sui temi dell’energia, Ortis non ha concesso neppure un millimetro all’Eni. Nemmeno quando ha trattato l’urgenza, per il nostro paese, di sviluppare nuove infrastrutture di adduzione di gas (rigassificatori e gasdotti): “Il recente accordo tra Eni e Gazprom – ha detto, riferendosi al nuovo gasdotto che tutti hanno salutato come un fattore di maggiore sicurezza degli approvvigionamenti – può essere un apprezzabile contributo alla sicurezza, a condizione che non sia motivo di ostacolo per i progetti degli altri operatori, la diversificazione degli approvvigionamenti e la concorrenza”. Tradotto: l’Eni faccia pure il tubo, ma sappia che la sua quota di mercato è già troppo alta e che quindi dovrà ridurla se vorrà importare in Italia anche un solo metro cubo di gas in più.

Sull’elettricità, l’argomento principale è stato la liberalizzazione del mercato domestico in vigore dal primo luglio, che in teoria sarebbe per milioni di consumatori una rivoluzione, ma in pratica richiede anche attenzione, soprattutto nella fase di transizione. A questo fine il Garante ha adottato il cosiddetto “pacchetto primo luglio” che contiene varie misure tese a migliorare la trasparenza, la tutela del consumatore, e l’informazione a sua disposizione. La misura più controversa è la tariffa di riferimento, studiata dall’Autorità per offrire al consumatore un parametro per valutare le offerte dei diversi fornitori, ma criticata da alcuni come una sorta di controllo dei prezzi mascherato.

Quanto al livello dei prezzi, Ortis ha ricordato che, mentre i clienti domestici pagano meno della media europea se sono piccoli consumatori e di più se consumano molto, i consumatori industriali “risultano penalizzati rispetto a tutte le tipologie di consumo”. Perché? L’analisi del presidente dell’Autorità si concentra sulla struttura della tariffa. Al netto della componente fiscale, essa è divisa in tre parti. Su quella industriale “rimangono forti le differenze coi principali paesi europei” e “a tali differenze concorrono in misura crescente gli oneri imposti ai produttori in materia di fonti rinnovabili ed emission trading”, pari oggi a circa un euro per megawattora e destinati a crescere fino a circa 5 (il 7 per cento del prezzo medio all’ingrosso). La seconda riguarda i cosiddetti oneri di sistema, il 13 per cento del prezzo medio finale per le famiglie, cioè i costi non recuperabili e le spese per le rinnovabili. Per esempio ancora si scontano i ritardi nel decommissioning nucleare (attività che, secondo Ortis, fortunatamente sotto la nuova gestione di Sogin, guidata da Massimo Romano, “sembra avviata a una maggiore coerenza con gli obiettivi delle norme”) e il vecchio meccanismo di incentivazione delle energie verdi, il Cip6. L’Autorità ha tentato una riforma che farebbe risparmiare ai consumatori cinque miliardi di euro da qui al 2020, ma è stata fermata dal Tar Lombardia. Ortis ha annunciato il ricorso al Consiglio di stato, ma ha anche chiesto alla Camera di approvare una mozione (come ha già fatto il Senato), che impegna il governo a sostenere la posizione dell’Autorità. Principale vittima del provvedimento sarebbe Edison, che agli impianti Cip6 deve una parte importante dei suoi utili, mentre l’Enel ne sarebbe relativamente poco colpita. Il gruppo guidato da Fulvio Conti ha oggi incassato anche il via libera della Commissione europea alla fusione con Endesa, promossa con riserva anche da Ortis, secondo il quale l’Enel fa bene a crescere all’estero, ma in Italia non c’è più spazio per far crescere la sua quota.


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permalink | inviato da happytrails il 6/7/2007 alle 14:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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Libertà è dovunque vive un uomo che si sente libero
. Libertà significa coscienza della propria personalità e dei propri doveri: ciò non può piacere al vile che ha il terrore d’assumersi delle responsabilità e di agire in modo consono alla propria personalità. Libertà significa lotta, fede, sacrifici, fatica, studio, lavoro illuminato dall’intelligenza e da un fine: ciò non può piacere all’inetto. Libertà significa rispetto di sé, degli altri e delle leggi basilari che regolano il vivere secondo Dio e secondo la civiltà. Ciò non può piacere al vile che desidera soltanto sottrarsi al dominio della sua coscienza personale per adeguarsi alla coscienza collettiva. Amerai il prossimo tuo come te stesso: se questa è la regola, è dovere di ognuno amare se stesso. Non si deve disprezzare il dono meraviglioso che Dio ci ha dato: Egli ci ha dato una personalità e una coscienza alle quali non dovremo rinunciare. Sul letto di morte, ci troveremo soli a rispondere a Dio delle nostre azioni.